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 ORCHESTRA D'ARCHI DELL'ISTITUTO MUSICALE "G. LETTIMI" 

CORO LIRICO CITTA' DI RIMINI “A. GALLI”
Matteo Salvemini
direttore
Mauro Ferrante organo
Sonig Tchakerian violino
Jorge Ansorena tenore
Victor Garcia Sierra baritono
Sonia Zaramella contralto
INGRESSO LIBERO

Date: 16-10-2007
Place: Santuario S. Crocifisso - Talamello

Foto

Programma:

Perosi Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per violino e orchestra
I Allegro
II Largo
III Allegro - Largo - Allegro


Galli Missa Pacis
Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei


LA MALIZIA DI SANTA CECILIA di Alessandro Zignani

Sacerdote la cui musica liturgica emana una sensualità pucciniana; spirito fiducioso nelle grazie dell’ispirazione e allo stesso tempo maniaco-ossessivo al quale per lungo tempo riuscì di comporre soltanto durante lunghi viaggi in treno verso nessuna destinazione, Perosi fu l’incarnazione del paradosso.
I suoi Oratori sono opere dalla sensiblèrie massenettiana, i suoi Quartetti riprendono il carattere della Sonata rinascimentale, le sue Suite per orchestra dedicate alle varie città italiane introducono in Italia l’armonia per ‘scivolamento progressivo intorno ad un accordo-perno’ teorizzata da Thuille: il mèntore di Richard Strauss. Echi del Tristanodi Wagner, notoriamente inviso al Santo Uffizio, collidono in Perosi con un neo-gregorianesimo ostentato in pubblico (il materiale tematico…) come un monacale “Noli me tangere”.
Il supremo paradosso di Perosi fu, in effetti, immettere nel movimento dei Neo-Ceciliani, che aveva per scopo la spoliazione vera e propria del rito musicale ecclesiastico, le più aggiornate fumisterie, i veleni erogeni più efferati dell’asse Parigi-Monaco-Vienna. L’uomo ce l’aveva per vizio, di cercare la sintesi tra opposti irriducibili: il dì che il tribunale doveva valutare una sua possibile interdizione per malattia mentale, non si presentò in aula; era impegnato a creare una lingua universale, somma di tutte le lingue esistenti, e il cui utilizzo avrebbe evitato il ripetersi della Guerra Mondiale…
Gli ultimi trent’anni di vita, Perosi li trascorse pressoché sorvegliato a vista, a comporre pile su pile di musica che quasi sempre, alla fine, tentava di distruggere (e parecchia, ne distrusse). Da qualche anno, ci si è messi a frugare in questa Babele della ‘bulimia melica compulsiva’. Sorpresa: è piena di tesori; uno dei quali è sicuramente questo Concerto per solo di violino con accompagnamento di corni e archi.
Ci si può (ci si deve chiedere): perché una dicitura così demodè?
Ma proprio perché il concerto è un’ironica e suggestiva rievocazione del Barocco veneziano: la civiltà di Vivaldi e Tartini, le cui strutture vengono innervate con i cromatismi, le sospensioni armoniche e le ambiguità del linguaggio tonale ormai prossimo alla sua dissoluzione. Questo Concerto è come una nave vichinga, che reca in poppa la polena con l’effige della dea-madre protettrice, a garantire, in caso di tempesta, la sopravvivenza della specie. Il “solo di violino” significa che il violino è concertante, più che solista: non interagisce con i motivi in ostinato che l’orchestra, nel Primo Movimento, fa rampollare da sé come una fontana sotto i raggi della luna.Tutto si scinde e si ricompone, qui, con una grazia e un’ingenuità che Perosi riesce non a fingere, ma a rivivere fideisticamente. La fede di Perosi non era tanto nel dogma, quanto nella purezza del sentimento. Il Largo che segue tenta un altro innesto: la civiltà romantica dell’Urton premevo, gli echi panici del bosco inaccessibile quali li catturò von Weber nel Franco cacciatore si fondono con un’invenzione tematica dal respiro belliniano, e grazie al quale capiamo, però, perché a Wagner piaceva tanto Bellini. Il Terzo Movimento porta infine all’evidenza ciò che rende Perosi così significativo: l’aver ripreso per primo quei moduli della civiltà italiana tra Sei e Settecento su cui si doveva poi imperniare la rinascita strumentale ad opera dei vari Malipiero e Ghedini; allo stesso tempo, il neo-gregorianesimo ceciliano e gli echi del Poema Sinfonico di Strauss rimangono sottesi a simile visione della musica come “recitar cantando”, senza interferire con il suo incantesimo: la visione del mondo come un eterno presente, simbiosi perfetta di mente e natura. L’innocua semplicità di questo concerto mette in crisi tutte le certezze della musica italiana del Novecento. Non per niente uno dei poeti che profetizzò la dissoluzione della cultura europea dice che “la malizia del demonio ha occhi di bimbo”.